Coro della SAT (1927 - 2024)
1.073 unità archivistiche di primo livello collegateFondo
Metri lineari: 26.0
Consistenza archivistica: 1.141 fascc., 4 regg., 1 doc. singolo, 1.114 dischi, 103 copertine di dischi, 65 scc., 49 album
Documentazione della sezione storica dell'archivio del coro della Sat. Ai fini di questo lavoro, gli estremi cronologici della sezione storica sono stati compresi tra la fondazione del coro (avvio della formazione del fondo) e il 1993 (modifica della struttura istituzionale e delle modalità di gestione documentale). La documentazione di data successiva riguarda unicamente unità archivistiche create prima del 1993 ma che, per loro natura, rimangono correnti per periodi di lunga durata (ad esempio, i fascicoli personali dei coristi).
Il fondo si struttura in 3 sezioni, articolate poi in 33 serie, che contengono materiali più tradizionali (atti, corrispondenza, documentazione contabile) accanto ad altri peculiarmente legati all'attività del soggetto produttore (partiture, dischi in vinile, materiale fotografico, manifesti).
Storia archivistica:
Sin dalla fondazione (1926), gli incaricati della gestione del coro (in particolare i fratelli Pedrotti) hanno mostrato una inusuale attenzione per la formazione, gestione e conservazione del patrimonio documentario dell’ente. Questa cura particolare è caratteristica di tutta la storia della formazione corale ed è principalmente motivata dall’interesse per i processi di promozione e autorappresentazione. Da questo punto di vista, l’archivio costituisce uno dei principali strumenti di veicolazione, ad intra e ad extra, di una precisa immagine di sé. Questa sollecitudine ha comportato, per tutta la storia del fondo, una forte volontà conservativa della propria documentazione, non limitandosi a materiali tradizionali (come ad esempio la corrispondenza, gli appunti o la modulistica), ma estendendosi a quei supporti tipici dell’esperienza del coro (come partiture, dischi, materiale fotografico). Non si è trattato, peraltro, solamente di conservare l’esistente, ma anche di moltiplicarne gli esemplari (specie per quella documentazione ritenuta di particolare significativo storico e musicale) e di inserirli in specifiche strutturazioni archivistiche (come i molteplici fascicoli dedicati agli armonizzatori), al fine di costruire – a livello di gestione del fondo – la propria memoria, da garantirsi anche tramite una ridondanza documentaria.
Questi sviluppi non hanno peraltro scongiurato scarti intenzionali della documentazione (in particolare per quella contabile), né involontari smarrimenti. Nel fondo è comunque difficile trovare traccia documentale di questi eventi, che possono essere ricostruiti – con una certa incertezza – solo in modo indiretto.
Il fondo, per come attualmente si presenta, è strutturato in modo chiaro e regolare a partire dal 1945, cioè con la conclusione degli eventi bellici caratterizzanti l’area trentina. Per il periodo precedente (1926-1945) è ipotizzabile l’esistenza di un protoarchivio, del quale rimangono nel fondo tracce importanti (1). L’attenzione sembra si focalizzasse sulla conservazione delle fonti a stampa (ritagli di articoli in particolare), collocati in appositi registri, simili ad album, arricchiti da altre tipologie documentarie (corrispondenza in particolare). La passione dei fratelli Pedrotti per la fotografia (che costituiva anche la loro attività lavorativa) comportò sin dagli esordi una particolare abbondanza di questo tipo di materiale, con l’obiettivo di attestare non solo i momenti salienti, ma in generale l’evoluzione e lo svolgersi delle vicende del coro. L’avvio (a partire dal 1933) dell’attività discografica si riflette nella presenza dei relativi dischi in vinile (78 giri) e del carteggio con la casa di produzione, la Columbia (2).
Di non facile interpretazione sono poi alcuni materiali (pubblicazioni musicali relative al mandolino; dischi in vinile di vari generi – musica lirica, classica, popolare)(3) risalenti in alcuni casi alla fine dell’Ottocento e forse parte dell’archivio familiare dei fratelli Pedrotti. Se così fosse, costituirebbero una testimonianza fondamentale del contesto musicale in cui andò elaborandosi la proposta corale satina (4).
La situazione archivistica precedente al 1945, dunque, se da un lato si denota per la presenza di importanti filoni documentari, dall’altro non permette una ricostruzione del fondo, né della sua struttura e consistenza. Fondamentale, da questo punto di vista, è il peso della guerra, che portò di fatto alla cessazione dell’attività corale per diversi anni.
Il panorama cambia radicalmente con la fine degli eventi bellici. Sin dal 1945-1946 si nota l’inizio di regolari processi di sedimentazione archivistica, particolarmente evidenti nella “Sezione prima”. Questa partizione del fondo costituisce infatti l’archivio del coro della Sat, a partire dal 1945 e sino ai primi anni Settanta, ad esclusione di quei materiali che sono stati reimpiegati e riordinati in altre partizioni (in particolare nella “Sezione seconda”) o che non è stato possibile ricondurre con certezza alla “Sezione prima”. Questa fase della storia archivistica del fondo è caratterizzata da precise caratteristiche, non presenti in precedenza e abbandonate negli stadi successivi. La documentazione venne infatti organizzata in quattro serie, definite “gruppi” (relative ad amministrazione, contabilità, concerti, varie); le unità archivistiche erano condizionate in cartelle, faldoni e fascicoli, poi generalmente collocate all’interno di buste (unità di condizionamento, queste, che sono presenti solo in questa partizione).
Alcune delle serie della “Sezione terza” (ad esempio “Dischi”, “Materiale fotografico”) ebbero origine, con ogni probabilità, prima del 1945 ed erano attive contemporaneamente a quelle della “Sezione prima”. Ciononostante, tutti questi complessi archivistici presentano caratteristiche di produzione e sedimentazione profondamente diverse rispetto a quelle della “Sezione prima” e, di conseguenza, non possono esservi associate.
Nei primi anni Settanta cominciano a delinearsi profonde modifiche nel sistema di gestione documentale. Vengono progressivamente abbandonate serie e unità archivistiche che, sino a quel momento, erano state regolarmente aggiornate (5); al contempo, si nota l’aggiunta di fascicoli (6) privi dei caratteri estrinseci che avevano caratterizzato la sezione fino ad allora. Si apre quindi una fase di transizione, caratterizzata da una prosecuzione irregolare dei complessi relativi alla sezione prima, ma anche da una certa confusione nella conduzione dell’archivio.
Queste difficoltà vengono poi superate, nella seconda metà degli anni Settanta, dalla progressiva attuazione di un nuovo sistema di gestione documentale, che conduce alla formazione di quella partizione d’archivio qui definita “Sezione seconda”. Viene adottato un titolario di classificazione (7), molto articolato e strutturato in categorie e sottocategorie; in base a questo strumento vengono classificate le unità archivistiche e, molto spesso, anche le unità documentarie ivi presenti. In maniera non sistematica, poi, i fascicoli vengono annotati all’interno delle categorie/sottocategorie del titolario, assimilandolo parzialmente a un repertorio. Accanto a queste operazioni sulla documentazione corrente, si procede inoltre all’estrapolazione di documentazione e unità archivistiche dalla sezione prima; queste vengono poi classificate e riordinate in base al nuovo titolario, per essere poi inserite nella sezione seconda. Queste azioni segnalano l’evidente volontà del soggetto produttore di includere nella nuova partizione anche la documentazione precedente, anche se non in modo sistematico. Questo desiderio si concretizza da un lato nel riordino di una parte degli originali della sezione prima; dall’altro, prevede una massiccia produzione di copie fotostatiche di documentazione precedente, che vengono inserite nella sezione seconda a pieno titolo, attribuendo loro un valore pari a quello degli originali.
Questa massiccia e ambiziosa operazione di riorganizzazione dell’archivio corale inizia a esaurirsi verso la fine degli anni Ottanta, probabilmente in coincidenza con la conclusione della direzione artistica di Silvio Pedrotti (sostituito nel 1988 dal nipote Mauro Pedrotti) e il contestuale ricambio nella direzione amministrativa (conclusione del mandato di Livio Ober, il quale era stato uno dei promotori della riorganizzazione del fondo). Negli anni successivi si assiste allora a una nuova fase di transizione, caratterizzata da una saltuaria continuazione di alcune serie della sezione seconda (seppur con criteri parzialmente diversi e in modo meno efficace) e da un evidente deterioramento della gestione documentale. Un cambio profondo nella tenuta dell’archivio avviene poi nel 1993, quando viene costituita la Fondazione Coro della Sat che, in convenzione con la Sezione Coro della Sat, assume la cura degli aspetti amministrativi e adotta nuovi metodi per la gestione della documentazione.
(1) [faldone con rassegna stampa e doc pre-1945; un album fotografico dell’armadio (20)?; un faldone in scaffali (22)?]
(2) Faldone Columbia
(3) Vedi Biblioteca del coro; serie “Dischi”.
(4) Cf. Raschieri, Volta la carta, pp. 129-152.
(5) Sezione prima, III gruppo [Concerti e manifestazioni]; sezione prima, IV gruppo [Varie]; sezione prima, I gruppo [Amministrazione], fasc. “Consensi pubblico, enti e singoli. Critica”.
(6) Ad esempio, Sezione prima, I gruppo [Amministrazione], fasc. “Assicurazione C.A.I.”; sezione prima, II gruppo [Contabilità], fasc. “Riparto diritti”.
(7) Sezione terza, Amministrazione, fasc. “Titolario coro della S.A.T.”.
Nota dell'archivista:
L’archivio del coro della Sat è conservato presso la sede dell’ente, ad esclusione di una selezione di materiali (principalmente di grandi dimensioni) che è stata depositata, a partire dal 2008, presso la Biblioteca della montagna – Sat.
L’inventario è stato compilato secondo lo standard internazionale di descrizione ISAD (G).
L’indicazione della consistenza dell’archivio, espressa in metri lineari, non comprende quei complessi archivistici (le serie “Dischi” e “Fondo Coro Sat presso Biblioteca della Montagna-Sat”; la sottoserie “Complesso fotografico”) la cui omogenea misurazione non era possibile.
Soggetti conservatori
Soggetti produttori
- Coro della Sat 1926 -
Link risorsa: https://archivista.arcalpina.it/fonds/40